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Questo spazio dedicato alle mie rubriche vuole essere un "posto" di condivisione, non solo di confronto su riflessioni o filosofie, ma anche e soprattutto sulla comunanza di esperienze di vita, di quotidianità, di concretezza, partendo da un semplice e allo stesso tempo complesso concetto che impariamo facendo e solo facendo impariamo. Tutti!

29/10/2023

Artigiani di felicità

La Felicità: Un Treno per una Vita Piena di Significato

la felicita un treno per una vita piena di significato

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29/10/2023

Artigiani di felicità

La Felicità: Un Treno per una Vita Piena di Significato

La Felicità: Un Treno per una Vita Piena di Significato

La felicità è un obiettivo che ogni individuo cerca di raggiungere nella sua vita. È una sensazione di gioia, soddisfazione e contentezza che rende la vita degna di essere vissuta. L'importanza di essere felici per la vita è innegabile, poiché influenza positivamente la nostra salute fisica e mentale, le nostre relazioni e il nostro successo complessivo.

La felicità e la salute sono strettamente legate. Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone felici hanno una maggiore aspettativa di vita, un sistema immunitario più forte e una migliore salute cardiovascolare. La felicità libera endorfine, noti come "ormoni della felicità", che riducono lo stress e l'ansia, migliorando il nostro benessere generale. Inoltre, le persone felici sono più propense a adottare uno stile di vita sano, tra cui una dieta equilibrata e l'esercizio fisico regolare.

Le relazioni interpersonali sono un altro ambito in cui la felicità gioca un ruolo cruciale. Essere felici favorisce la costruzione di relazioni più forti e durature. Le persone felici sono più empatiche, amichevoli e inclini a mettere da parte i conflitti. Questo crea un ambiente favorevole per lo sviluppo di amicizie profonde, rapporti familiari stabili e relazioni romantiche appaganti. La felicità è contagiosa, e quando si è felici, si tende a ispirare felicità negli altri, creando un circolo virtuoso di gioia condivisa.

Inoltre, la felicità è un motore di successo. Gli individui felici sono più produttivi, creativi e motivati. La felicità favorisce la fiducia in se stessi, l'ottimismo e la resilienza, che sono chiave per superare le sfide e perseguire gli obiettivi. Persone felici tendono a essere più impegnate nei loro compiti, trovando soddisfazione nel loro lavoro, e sono più propense a raggiungere il successo nelle loro carriere.

Ma come possiamo coltivare la felicità nella nostra vita?

Ecco alcuni suggerimenti:

1. Cerca il significato: La ricerca della felicità non dovrebbe limitarsi alla ricerca del piacere momentaneo. Trovare significato e scopo nella vita può portare a una felicità più duratura.

2. Pratica la gratitudine: Prenditi del tempo ogni giorno per riflettere su ciò per cui sei grato. Questo semplice esercizio può aumentare il tuo senso di felicità.

3. Coltiva le relazioni: Investi tempo ed energie nelle tue relazioni. Le connessioni umane sono un pilastro fondamentale della felicità.

4. Mantieni uno stile di vita sano: L'esercizio fisico regolare e una dieta equilibrata possono migliorare il tuo benessere fisico e mentale.

5. Pratica la mindfulness: La meditazione e la mindfulness possono aiutarti a vivere nel momento presente, riducendo lo stress e aumentando la tua felicità.

6. Fai ciò che ami: Cerca di trascorrere il tempo facendo ciò che ti appassiona. Questo ti riempirà di gioia e soddisfazione.

In conclusione, la felicità è una parte essenziale della vita che non dovremmo sottovalutare. La sua influenza positiva sulla salute, sulle relazioni e sul successo personale la rende un obiettivo degno di essere perseguito. Coltivare la felicità richiede sforzo e consapevolezza, ma i benefici che ne derivano sono inestimabili. Quindi, abbraccia la felicità come un treno per una vita piena di significato, e goditi il viaggio.

 

 

 

 

 

 

 

01/10/2023

Giorni che contano

Il cellulare sotto i tre anni non si da! Punto e basta, senza se e senza ma!

il cellulare sotto i tre anni non si da punto e basta senza se e senza ma

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01/10/2023

Giorni che contano

Il cellulare sotto i tre anni non si da! Punto e basta, senza se e senza ma!

Ottobre

Il cellulare sotto i tre anni non si da! Punto e basta, senza se e senza ma!

Non voglio in nessun modo demonizzare la tecnologia, non sarebbe possibile e non avrebbe nessun senso ormai, ma educare al suo utilizzo serve, eccome se serve, soprattutto vorrei sensibilizzare all’utilizzo corretto della tecnologia quei genitori che hanno bimbi piccoli e che hanno la responsabilità della crescita serena dei loro bambini nei fondamentali 1000 giorni che contano! Ossia i primi tre anni di vita!

Come scrivevo nel post di Instagram: i bambini hanno necessità, per apprendere, di fare esperienza concreta, di toccare con mano, magari anche con la bocca, di odorare con il naso l’aroma o il profumo, di udire con le loro orecchie i suoni, le musiche, i rumori, di “sentire” con il loro cuore le vibrazioni di un lavoro piuttosto che di un altro, per fare propria una determinata esperienza di apprendimento che sarà una risposta a bisogni di conoscenza e di evoluzione tanto da rendere quell’attività ripetibile nel tempo così da incrementare la propria autonomia.

Tutto questo cammino, che scritto così, in circa novanta parole, non sembra nemmeno una gran cosa, invece è il meraviglioso processo di crescita che il bambino fa da sé, se noi lo mettiamo nelle giuste condizioni per farlo!

Ora ditemi cosa fa un bambino che scorre le pagine del telefono? Oltre a scorrere le pagine.

Girare le pagine del telefono o pigiare un tasto non è sinonimo d’intelligenza, toglietevelo dalla testa! I bambini sono formidabili negli apprendimenti associativi cerco-clicco-guardo-sento, ma questo tipo di comportamento non ha niente a che fare con l’intelligenza o con il suo potenziamento.

Cosa imparerà un bambino che a tavola con i genitori guarda per tutto il pranzo un bel cartone animato sul telefono?

Cosa ricorderà una bambina di una passeggiata in montagna che nel passeggino invece di guardarsi attorno starà incollata al telefono?

I bambini fino a 4/5 anni non distinguono tra realtà e finzione e considerano reale qualsiasi cosa che vedono sullo schermo, il cervello dei bambini, come il nostro del resto, ha bisogno di tempo per adattarsi ai ritmi frenetici e super veloci della tecnologia. Troppi genitori sono convinti di avere a che fare con figli geni o fenomeni perché utilizzano agilmente smartphone o tablet, senza pensare che questi strumenti sono stati pensati, studiati, progettati e costruiti proprio per essere facilmente utilizzati da chiunque.

I bambini piccoli hanno una curiosità senza limiti ed è ovvio che siano attratti da lucine, tintinnii, vibrazioni o squilli curiosi che fanno i versi degli animali, ma per loro questi stimoli sono eccessivi e vanno evitati. I bambini piccoli hanno bisogno di tempo per esplorare, per assorbire, come scrivevo all’inizio dell’articolo, le varie attività e solo quando hanno analizzato a fondo una cosa possono passare ad un’altra. Il tempo della tecnologia non è quello dei bambini!

Voi siete il modello da cui vostro figlio o figlia impara e vi copierà in tutto o quasi. Impara da voi, osservandovi e imitandovi.

Mentre evitate che i vostri bambini piccoli usino il telefono educate voi stessi ad un utilizzo più consapevole dei dispositivi digitali.

 

Invito alla lettura

Mario Valle

La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie

Un’integrazione possibile?

Il LEONE VERDE

 

02/04/2023

Le domande degli occhi

Leggere...leggere...leggere bene!

leggere leggere leggere bene

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02/04/2023

Le domande degli occhi

Leggere...leggere...leggere bene!

Leggere...leggere...leggere bene!

Questo articolo parla d'amore. L'amore che passa attraverso la lettura di un adulto che legge una storia ad un bambino.

Recenti ricerche scientifiche dimostrano come la lettura con una certa continuità, ai bambini di età prescolare abbia una positiva influenza sia dal punto di vista relazionale, in quanto è un'opportunità di relazione tra il bambino e i genitori, che cognitivo, in quanto si sviluppano meglio la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura in futuro. 

La voce di un genitore che legge crea un legame solido e sicuro con il bambino che ascolta. Attraverso le parole dei libri la relazione s'intensifica, e i due, o più, entrano in contatto e in sintonia grazie al filo invisibile delle storie e alla magia della voce. 

La voce del genitore sopratutto, ma anche la mia, per esempio, quando leggo ai miei bambini, è magia per loro. L'elemento che conta di più è lo stare insieme, condividere la lettura come un'attività semplice. Infatti non sono richieste doti particolari di bravura o tecnica, è sufficente seguire il testo e intraprendere con il bambino una lettura dialogica, ricca di scambi affettivi, di sguardi, di pause e silenzi, che riempiono la storia di amore e affetto reciproco. 

Quando è meglio leggere ai bambini?

  • se il bambino si agita o è inquieto non insistete, troverete un altro momento;
  • si può riservare alla lettura un momento particolare durante la giornata: prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti principali; è importante che anche il genitore sia tranquillo e rialssato e possa concedersi quei dieci minuti di qualità;
  • si può approffitare dei momenti di attesa, per esempio durante un viaggio, in attesa dal medico, dove, in questo caso la lettura potrebbe fungere anche da conforto se è spaventanto oppure ha paura.

Come condividere i libri con i bambini?

  • scegliere un luogo confortevole dove sedersi insieme;
  • far vedere la copertina e parlare del contenuto del libro;
  • eliminare le altre fonti di distrazione: quando si legge, si legge e basta;
  • tenere in mano il libro in modo che il bambino o la bambina vedano chiaramente le pagine;
  • leggere con partecipazione e trasporto, cambiare la voce dei personaggi, cambiare il tono della voce;
  • variare il ritmo di lettura: più lento o più veloce;
  • lasciare scegliere al bambino/a il libro preferito;

rileggere lo stesso libro tutte le volte che ve lo chiede, anche se vi annoia (sappiate che se continua a chiedervi lo stesso libri è perchè c'è un bisogno, legato a quella lettura, ancora da soddisfare).

Il "potere" delle parole insieme a quello delle emozioni che proviamo entrano dritti dritti nel nostro cuore e nella nsotra pancia, rimandandoci in questo modo la possibilità di pensare all'importanza del "come" ci esprimiamo, sopratutto e in particolare nei confronti dei bambini quando il nostro obiettivo è proprio quello di emozionarli. 

E voi? Quando leggete ai vostri bambini, cosa provate?

Aspetto i vostri commenti ed esperienze via mail!

26/03/2023

Le domande degli occhi

I magnifici quattro

i magnifici quattro

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26/03/2023

Le domande degli occhi

I magnifici quattro

I magnifici quattro: la mente, la mano, il movimento, il linguaggio.

 

Questi quattro elementi umani li ho definiti i magnifici quattro proprio ripensando ai famosi super eroi che salvavano il mondo da catastrofi inverosimili. Allo stesso modo la mente, la mano, il movimento e il linguaggio permettono a tutti noi di “salvarci” da soli nella giungla del nostro mondo.

La mente

Così scrive Maria Montessori nelle prime pagine del libro “La Mente del bambino”: “Molti sostengono oggi, come me, che la parte più importante della vita non è quella che corrisponde agli studi universitari, bensì il primo periodo, che si estende della nascita ai sei anni di vita, perché proprio in questo periodo si forma l’intelligenza, il grande strumento dell’uomo”.

L’apprendimento di un bambino è completamente diverso da quello di un adulto. Il bambino crea tutto: tutti i suoi movimenti, tutti i movimenti sublinguali o labiali per poter parlare lui li crea, tutto ciò di cui noi adulti siamo dotati lui lo crea. Noi adulti per imparare qualcosa di nuovo dobbiamo contare sulla nostra volontà, motivazione, desiderio, determinazione, a volte anche mettendo in conto la “fatica”.

Il bambino no!

Il bambino ha una mente inconscia, ricca, molto ricca d’intelligenza. Maria Montessori definisce “mente assorbente” la mente del bambino proprio perché il suo funzionamento è paragonato a quello di una spugna che assorbe tutto quello che lo circonda.

Prendiamo l’esempio del linguaggio: i bambini nei loro primi due anni di vita imparano la lingua madre e nessuno gliela insegna, ma la imparano vivendola.  La stessa cosa la vediamo nel movimento: si muove, gattona, sta in piedi, ed infine cammina, ha imparato da solo vivendo il suo movimento.

Pensate a noi stessi, quando, da adulti, vogliamo imparare a ballare, a sciare, a giocare a tennis per esempio, ci servono tanto tempo, e altrettanto sforzo, ed in più se non manteniamo un certo allenamento costante nel tempo, perdiamo la padronanza dei movimenti acquisiti.

I bambini, nei loro primi anni di vita, imparano senza sforzo di memoria, imparano per sempre e perfettamente. Questo vuole dirci Maria Montessori quando parla di mente assorbente.  

La mano

Maria Montessori definisce la mano del bambino piccolo un organo d’intelligenza! Come mai?

Il bambino fa esperienza del mondo attraverso la mano, attraverso di essa e grazie ad essa, sempre tratto da “La mente del bambino”, scrive la dott.ssa Montessori: “Lo sviluppo dell’abilità della mano è legato nell’uomo allo sviluppo dell’intelligenza, e se consideriamo la storia, allo sviluppo della civiltà. Potremmo dire che quando l’uomo pensa, egli pensa ed agisce con le mani…Grazie alle mani che hanno accompagnato l’intelligenza si è creata la civiltà: la mano è l’organo di questo immenso tesoro dato all’uomo”.

È un argomento molto corposo, denso, importante, tanto che Maria Montessori dedica a questo argomento interi capitoli dei suoi libri per spiegarci la necessità di dare fiducia ai bambini e lascarli sperimentare la vita attraverso il tatto.

La psiche del bambino si sviluppa attraverso le esperienze che lui o lei fanno con le mani. L’evoluzione della sua crescita appartiene alle situazioni di vita e non ha seguito senza di esse. Il tanto amato slogan Montessoriano “aiutami a fare da solo” significa proprio questo: lasciate che i vostri figli facciano esperienza, e se possibile sicuri della loro incolumità, che la facciano da soli.

Il movimento

Il principio chiave del pensiero pedagogico di M. Montessori e il suo metodo è che vede l’uomo come un’unità di corpo e di spirito e il movimento è connesso all’intelligenza. I muscoli fanno parte del sistema nervoso che viene definito come un sistema di relazione.

Per Maria Montessori questo è un aspetto imprescindibile ed è stato ampiamente confermato da tutti gli attuali studi: l’educazione deve rispettare questo principio di relazione in quanto lo sviluppo mentale è connesso strettamente al movimento e dipende da esso. Il movimento è il punto di arrivo del sistema nervoso: prima il cervello, poi i sensi ed infine il movimento. Il bambino deve trovare, all’interno del suo ambiente, dell’ambiente in cui vive, la possibilità concreta e reale di agire, in quanto è da questo presupposto, dall’azione effettiva, che nascono le attività di pratica Montessori, ossia quell’insieme di esercizi che rappresentano unità di pensiero e di azione che sono la base della formazione dell’uomo.

Linguaggio

Il linguaggio non è una ripetizione di parole: le parole sono sostenute dal pensiero e l’uso delle parole sostiene e aumenta il linguaggio. Il linguaggio è lo strumento per comunicare all’esterno e allo stesso tempo consente il dialogo con noi stessi, ci permette di focalizzare i nostri pensieri, di esaminarlo, di porci domande e darci risposte, non è un caso che per comunicare veramente con gli altri è molto importante anche saper parlare a noi stessi.

Vi ho parlato, in merito alla mente di mente assorbente e di come questa sia in grado di assimilare tutto attorno a sé e l’acquisizione del linguaggio ne è un esempio evidente.

Non mi addentro nelle note tecniche per l’acquisizione del linguaggio, importante sapere, per noi educatori e genitori è che le tre necessità di base per poter apprendere la lingua materna sono:

  • poter udire bene,
  • avere un apparato fonatorio funzionante,
  • avere il desiderio di comunicare

Per i bambini è fondamentale saper curare questi quattro aspetti, e con cura intendo il fatto che noi adulti/genitori/educatori dobbiamo imparare a dare loro la nostra fiducia che gli serve per sperimentare l’azione e non solo nel successo, ma anche nel fallimento. La fiducia ai bambini la diamo solo se abbiamo fiducia in noi stessi!

 

 

19/02/2023

Giorni che contano

Scelte coraggiose

scelte coraggiose

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19/02/2023

Giorni che contano

Scelte coraggiose

SCELTE CORAGGIOSE

Ultimamente in studio, come a scuola, mi stanno arrivando queste domande…

“Cosa ne pensi tu dei fratelli?”, “Non è che, se faccio un fratellino adesso a Paolo, che ha solo due anni, gli creo un trauma?”, “Io sono figlia unica e non vorrei che mia figlia vivesse la solitudine che ho vissuto io, tu che ne pensi, vogliamo fare un altro figlio?”

L’aspetto che più mi ha colpito, di questi genitori, e sul quale voglio portarvi la mia riflessione è in merito al loro coraggio e al coraggio della vita che spinge, sempre, per essere accolta, vissuta, festeggiata ed esaltata.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove sembra che tutto debba rispondere a dei dettami di velocità, bellezza, ricchezza, apparenza per essere degno di nota, i genitori, che scelgono di avere più di un figlio, si sentono quasi in dovere di chiedere l’approvazione esterna, per portare a compimento l’aspetto più meraviglioso in assoluto della vita stessa, ossia il concepimento e la nascita di un nuovo essere umano.

La forma più alta di amore e di rispetto per la vita stessa fin dal principio richiede invece, lentezza, imponendo di rispettare i tempi lenti dei bambini appena nati, a volte bruttezza,  dovendo accettare il corpo che cambia, altre volte povertà, obbligando a fare anche i conti economici con i bisogni famigliari che aumentano, e altre volte ancora, la nascita costringe a fare i conti con l’ effimera apparenza che viene spodestata da una concretezza disarmante che porta alcune famiglie ad entrare in momenti critici proprio durante i primi mesi di vita dei nuovi nati.

Vorrei esaltare, quindi, il coraggio di questi genitori, e vorrei farlo proprio attraverso la visione del Coaching umanistico e del suo mentore Luca Stanchieri che definisce il coraggio come una virtù che viene espressa attraverso modi personalissimi di affrontare la paura, ed in effetti non esiste coraggio senza paura.  

Il coraggio racchiude quattro poteri fondanti la virtù e arriviamo a conoscerne le diverse dimensioni potenziali che si traducono nell’audacia, per esempio, che è “la disposizione ad agire volontariamente, in circostanze dove i rischi sono rilevanti e valutati, allo scopo di ottenere o preservare il bene individuale o comune, che, nel caso in cui non si agisse, verrebbe perso o non realizzato”[1].

Gli altri elementi di potenza della virtù del coraggio sono la persistenza, l’integrità e la vitalità, tutte potenzialità che insieme all’audacia, appunto, esprimono la volontà nel raggiungimento di obiettivi, che non può esimersi dal non dover affrontare ostacoli per raggiungere il successo.  

E quale miglior obiettivo di successo se non dare la vita ad un nuovo essere umano?

Il futuro, il nostro futuro ha bisogno, estremo bisogno del coraggio di questi genitori!

Magari non andrà, sempre, tutto bene, anzi è quasi certo che ci saranno momenti felici, e altri meno, periodi sereni e altri no, ma, sempre, ne sarà valsa la pena!

Evviva la vita!

 

 

[1] Luca Stanchieri, SCOPRI LE TUE POTENZILITA’, Franco Angeli Edizioni, pag. 85

29/11/2022

Giorni che contano

Come impariamo a fare i genitori?

come impariamo a fare i genitori

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29/11/2022

Giorni che contano

Come impariamo a fare i genitori?

27 novembre 2022

 

Come impariamo a fare i genitori?

 

Seguendo il pensiero di Bruno Bettelheim, descritto nel suo meraviglioso libro "Un genitore quasi perfetto", sono convinta che nessuno possa insegnare ad altri a fare il genitore.

Le nostre personalità di adulti in relazione alla crescita dei nostri figli creano una relazione sempre nuova dalle molteplici sfaccettature, spesso diverse da una situazione all'altra. E solo noi stessi siamo in grado di sapere cosa è bene fare. O meglio non fare.

 

Maria Montessori aveva anticipato anche questo: lei, attraverso il suo modo particolare di osservazione ci esorta a guardare, al bambino e alla nostra relazione con lui, in modo nuovo, utilizzando un profondo modo di "sentire" le nostre anime che solo noi, i diretti interessati, possiamo fare e che di conseguenza, solo noi possiamo decidere quali strategie alternative mettere in atto per risolvere determinate difficoltà.

 

Più approfondisco lo studio del pensiero di Maria Montessori più lo sento risuonare dentro di me come indispensabile conoscenza per la crescita e lo sviluppo del futuro dell'umanità, più vorrei che tutto il mondo non solo lo conoscesse, ma lo  condividesse: il mio accompagnamento alle famiglie, ai genitori, infatti, lungi dal  volere esser una dispensa di consigli e raccomandazioni, vuole essere un aiuto nella comprensione di se stessi e della propria spontaneità, perché solo nella sincerità dei rapporti è possibile coltivare la reciprocità, assolutamente singolare di ogni relazione, genitore-figlio. 

 

Quindi? Ora? Come s’impara a fare i genitori?

 

Osservando, comprendendo e conoscendo: quando osservo mi concedo il privilegio di guardare con estrema attenzione quello che sta accadendo, con comprensione cerco di capire, nel vero senso della parola di “afferrare con la mente” la situazione senza l’arroganza del “tanto io so già cosa sta accadendo”, e per ultima, ma con centrale importanza è fondamentale la conoscenza, di noi stessi e del bambino che abbiamo di fronte, per fare in modo che queste tre caratteristiche possano lavorare in sinergia fornendoci le risposte della quali abbiamo bisogno.

 

La crescita e l’educazione dei nostri figli dipende dalla nostra crescita e dalla nostra educazione! Forza dunque!

 

Diamoci da fare!

 

 

11/09/2022

Artigiani di felicità

Siamo tutti diversi, e sublimi...o no?

siamo tutti diversi e sublimi o no

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11/09/2022

Artigiani di felicità

Siamo tutti diversi, e sublimi...o no?

SIAMO TUTTI DIVERSI, E SUBLIMI, … O NO?

“Guardi maestra che il mio bambino deve diventare bravo come suo cugino” …

Con questa frase una mamma, la settimana scorsa, durante l’ambientamento, ha presentato suo figlio ad una mia collega, maestra della Casa dei Bambini.

Non leggete, subito, cosa ne penso io al riguardo.

Voi cosa ne pensate? Non vi sembra che ci sia qualcosa che stride?

Partiamo dal presupposto che ognuno di noi ha le sue peculiarità, le sue caratteristiche e potenzialità che sono uniche e irripetibili, e che questo concetto è molto decantato, quasi osannato tanto che si sente ovunque, in tutti i programmi rivolti all’educazione, si legge su tutti i patti ci corresponsabilità scuola – famiglia, si sente da tutte le persone che si occupano in una forma o in un’altra di formazione e di crescita personale, social e non, ma, in soldoni, in concreto, è vero? Riformulo la domanda: secondo voi davvero ognuno di noi può esprimere liberamente sè stesso o invece, in alcuni contesti e momenti dello scorrere della vita, deve uniformarsi a quello che chiede la società?

Come canta Cremonini… tutti vogliono il numero 10 sulla schiena e nessuno vuol essere Robin.

E allora che facciamo? Continuiamo in questa corsa sfrenata e competitiva al mille per mille nella quale trasciniamo anche i bambini o impariamo, impariamo ad accettare quello che non possiamo cambiare e cambiare quello che invece possiamo fare, oppure no?

Riflettiamo insieme sui continui bombardamenti mediatici per come dobbiamo essere: dobbiamo avere la famiglia del Mulino Bianco, con la casa singola e il giardino, il cane, un lavoro redditizio, i figli super dotati e super impegnati, così da avere la bella vita piena d’impegni sull’agenda del telefono, dobbiamo essere in salute e informa, snelli, belli, affascinanti, dobbiamo poi avere un bel profilo social, amici veri o finti, ma tanti, una vita felice artificiale  o fedele che sia, e poi, ciliegina sulla torta dobbiamo essere felici, perché tutto quello che siamo e che abbiamo dovrebbe essere nato dal nostro stesso desiderio.

Quante stupidate tutte insieme…non si può sentire…

Il fatto grave, a mio avviso, si verifica quando arrivano domande come quella che vi ho presentato all’inizio dell’articolo perché smontano in un attimo tutto il lavoro che, invece, tentando di andare contro corrente si cerca di fare nelle scuole Montessori, dove la centralità della personalità individuale del bambino e delle bambine è messa sempre al primo posto.

Domande come nell’esempio nascono da giudizi molto forti sulla persona, e molto probabilmente questa mamma è anche molto giudicante nei suoi stessi confronti. Nascono da aspettative poco realistiche, nei confronti del figlio, dettate da valutazioni sommarie e pressapochiste, e ancora dalla necessità di fare paragoni tra un bambino e l’altro per sentirsi più all’altezza della gestione della situazione educativa lei stessa.

Questa mamma dovrebbe venire in consulenza da me.

Educare per Maria Montessori corrisponde ad aiutare il bambino a sfruttare la potenza auto-educante di cui ognuno è portatore. Il suo metodo parte da bambini con problemi di tipo psichico, per espandersi poi ai bambini normodotati. Questo tipo d’idea pedagogica pone come oggetto dell’osservazione non solo il bambino in sé, ma la scoperta del bambino nella sua spontaneità e autenticità in un ambiente pensato a sua misura, nella quale possa agire spontaneamente e tutto deve essere pensato, concepito e adeguato alle esigenze di sviluppo. Questo per dirvi come la dott.ssa Montessori già cento anni fa aveva colto l’elemento dell’unicità per poter esprimere il proprio vero essere che sta alla base della vita felice, mi pare invece che per realizzare tutto questo serve ancora percorrere tanta strada: il figlio della signora della domanda d’inizio non sarà mai “come” il cuginetto, ma sarà come sé stesso, a patto che non glielo impedisca nessuno.

“Si può elevare chiunque faccia fruttare i propri talenti e il premio è accessibile a tutti, siano possessori di molti o di un solo povero talento”.

Così scriveva Maria Montessori nel suo libro “La scoperta del Bambino” a pagina 15.

A presto!

 

08/09/2022

Le domande degli occhi

L'ambientamento al nido

l ambientamento al nido

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08/09/2022

Le domande degli occhi

L'ambientamento al nido

8 settembre 2022

L’ambientamento al nido.

Entriamo, con questo articolo, nell’aspetto più emotivo e intimo di voi mamme soprattutto, ma in generale di coloro i quali seguiranno l’ambientamento.

Vorrei portare alla vostra attenzione un’immagine che rappresenta 3 cerchi che s’intersecano, tipo questa , per richiamare alla mente l’aspetto circolare degli elementi in azione che s’intersecano in più occasioni durante questo periodo di ambientamento che non dimentichiamolo mai, è un momento di passaggio.

Il passaggio presuppone che si passi, appunto, da un posto ad un altro ed in effetti molti di voi, per la prima volta, vivranno il primo vero e proprio distacco dal proprio bambino o bambina.

Non solo entrano nella relazione tre soggetti che non si conoscono quasi per niente, ma questi soggetti che siamo poi noi, in un tempo relativamente breve, devono creare un legame di fiducia che permette ai bambini di stare bene durante tutta la giornata, ai genitori di lavorare con serenità e di non sentirsi in colpa e a noi educatrici di gestire al meglio la cura dei vostri bambini introducendo in modo graduale il metodo Montessori.

L’ambientamento al nido, rappresenta un processo emotivamente complesso che ha bisogno di un PIANO D’AZIONE.

Una prima parte del piano si riferisce alla parte pratica: orari, regole da condividere, ruotine da rispettare, considerando che anche per noi adulti, genitori o educatori, vale la stessa cosa che per i bambini: più affrontiamo con conoscenza una cosa nuova più la nostra ansia in merito si attenua. Per quanto riguarda, invece, il resto del piano d’azione presuppone semplicemente la conoscenza e la presa di consapevolezza di alcune dinamiche emotive, assolutamente legittime, che potreste provare durante il periodo dell’ambientamento.

Partiamo da un presupposto di base … l’accettazione incondizionata delle emozioni dei vostri bambini e delle vostre soprattutto… questo significa, principalmente, non fare finta che tutto va bene, se bene tutto non va. Provare tristezza, dispiacere, nostalgia, rabbia, paura è del tutto normale e naturale. Tutte le emozioni, spiacevoli che siano, devono essere accolte sempre e mai negate. È importante, molto, nominarle, dare un nome alle emozioni che si vivono, soprattutto se negative, in quanto nominandole perdono d’intensità e ci permettono di essere più predisposti a viverle.

I vostri bambini vivranno molte separazioni nel corso della loro vita, e hanno bisogno d’imparare a gestirle, sapendo di poter contare sul supporto empatico di noi adulti. Impariamo a metterci nei loro panni senza lasciarci trascinare nelle loro disperazioni emotive. “Sei triste e ti capisco, anche io vorrei essere a casa a fare le coccole con il mio Carlo e invece sono al lavoro, vedrai che andando avanti andrà sempre meglio”. Questa frase vuole essere un pratico esempio di accoglienza empatica. Accogliere il pianto del bambino, oppure qualsiasi altro modo attraverso cui egli comunica il suo stato emotivo, è fondamentale perché gli permette di “fare esperienza” della frustrazione, ma con accanto qualcuno di affidabile e certo che lo contenga e lo rassicuri, e si faccia da vero e proprio contenitore per reggere il carico emotivo sconosciuto al bambino.

La reazione del pianto del bambino, nel momento cruciale del distacco dalla mamma,  non vuole dire che “è male inserito”, ma ha un significato più profondo e in chiave pedagogica si ci sta comunicando, con l’unico modo che conosce che sta facendo fatica, a volte anche molta fatica:

fatica a fidarsi di persone che non conosce,

fatica a districarsi in un ambiente che non è il suo famigliare,

fatica ad adattarsi, volente oppure no, a ritmi e orari che non sono più i suoi,

fatica a doversi confrontare con degli altri bambini in un momento dove il suo egocentrismo è la cosa più importante della vita,

fatica a trovare un nuovo ordine nelle cose in uno dei periodi sensitivi più dettato alla ricerca e al desiderio di ordine sopra ogni cosa.

E allora cosa faccio, come mamma, adesso che so che farà fatica? Magari potrei pensare che “Siccome farà fatica, quasi quasi non lo mando più al nido”!?!?

A questo punto è necessario che rispondiate sinceramente a una domanda molto importante…

COSA STATE CERCANDO PER IL VOSTRO BAMBINO? La risposta a questa domanda cruciale andrebbe considerata aldilà dell’aspetto di necessità per mantenersi il posto di lavoro, ma entrando nel intimo della vostra anima di mamme e genitori.

Lo scopo, la mission, per essere più trendy, di un nido Montessori è accompagnare l’indipendenza del bambino e il tanto amato slogan montessoriano: “aiutami a fare da solo”, qui si esprime in tutta la sua potenza e valenza educativa, e potrebbe essere tradotto più o meno così: “piangi, lo so che ti fa male, ma io ci sono, sono a fianco a te, e insieme affrontiamo la tempesta”.

Non a caso la dott.ssa Montessori si riferiva al bambino come “bambino Maestro”, proprio perché attraverso la fiducia che riponiamo in lui, sarà lui, il bambino ad indicarci la strada da seguire, anche durante l’ambientamento. I bambini, hanno tutte le carte in regola per potercela fare, sempre, a modo loro, con noi al fianco.

A questo punto, credo, capiate quando sia importante e determinante la presenza equilibrata e sana di adulti, di genitori, che pur consapevoli di una bella dose di ansia che andrà gestita nel vostro modo migliore, sappiano di poter contare su educatrici che accoglieranno non solo il bambino, ma bensì l’intera famiglia.

Il vostro bambino si fiderà dell’ambiente Nido, quando voi, per primi, vi fiderete.

 

 

 

09/05/2022

Giorni che contano

Auguri MAMMA!

auguri mamma

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09/05/2022

Giorni che contano

Auguri MAMMA!

AUGURI MAMMA!

Che dire …sarà pure una frase fatta, ma è vero, di mamma ce n’è una sola!!!

Gli occhi di lei che ci guardano per la prima volta quando nasciamo ci guarderanno per tutto il resto della nostra vita. Qualche volta ci andrà bene e qualche altra volta no: qualche volta vorremmo toglierci quello sguardo sentendolo pesante e altre volte lo cercheremo perché affettuoso e confortante.

Nei primi mille giorni di vita è lei, la mamma, che permette la costruzione di fiducia in noi stessi, nell’uomo o nella donna che saremo, è lei che trasmette la certezza nelle capacità del bambino che siamo stati e che lo accompagna nella sua espressione. A volte, per mancanza di conoscenza può fare degli errori madornali, e spesso l’amore quello con la A maiuscola, il cambiamento, la crescita personale, sopperiscono agli sbagli fatti. Scrive Maria Montessori al riguardo: “è necessario che l’individuo adulto cerchi di acquistare intelligenza delle necessità infantili e sappia frenare il proprio orgoglio di plasmatore”[1].

Una delle relazioni più importanti per tutti noi, che nasce nei primi anni di vita, che ha come protagonisti il bambino e la sua mamma o chi si prende cura di lui o lei, è il legame di attaccamento. Nei primi nove mesi il bambino si deve adattare all’ambiente esterno completamente nuovo e insolito per lui, considerando la super comodità della panciona della sua mamma, sempre calda, ovattata, nutriente, all’interno della quale non doveva fare proprio un bel niente. Si trova, tutt’un tratto, catapultato in un “fuori” pieno di luce, freddo, rumoroso, e deve abituarsi a tutto questo. Pensate ai grandi passi da gigante che fa: nel giro di un anno lascia le sue primi tracce verso il mondo, partecipa attivamente alla scelta dei giochi da fare, esprime chiaramente i suoi gusti alimentari e inizia così a formarsi la sua indipendenza.

Qui, come adulti, dobbiamo gettare le basi di un attaccamento sicuro, forte, presente e senza ombra di dubbi, perché tutto questo è essenziale come l’aria che il bambino respira, per poter crescere sereno e felice. Impara ad affidarsi alla sua mamma con fiducia, certo che gli presterà ascolto e che quando servirà gli fornirà aiuto e supporto.

Il concetto di attaccamento tanto caro alla psicologia infantile, vuole che le esigenze di contatto e nutrimento siano regolarmente soddisfatte: tra la mamma e il suo bambino si crea un legame emotivo speciale che di solito dura per tutta la vita!

Di cosa hanno davvero bisogno i bambini piccoli per rispondere alle loro necessità di attaccamento? Potrà sembrarvi un poco strano, ma sono pochi aspetti e anche semplici perché vale sempre un principio base “meno è meglio”:

braccia amorevoli

un posto in cui sgranchirsi

un posto in cui dormire

cibo a sufficienza

una casa calda e accogliente

La relazione con la mamma è unica e una volta stabilita si mantiene inalterabile come la più forte relazione d’amore e come prototipo per tutte le successive relazioni affettive!

Non sempre è facile e felice essere mamma, dobbiamo conciliare mille impegni e vorremmo sempre riuscire a fare tutto al meglio! Le fatiche dei cambiamenti di vita, gli imprevisti sempre dietro l’angolo ad aspettarci, la responsabilità di una vita altra che risiede nelle nostre mani, sono tutti aspetti che, a volte, ci fanno provare ansia, frustrazione e che deludono le nostre aspettative idealizzate di poter essere sempre una “brava” mamma!

Gli errori sono i nostri migliori maestri, quando riusciamo a lasciarli parlare con noi e accettiamo il loro insegnamento cercando di non giudicarci troppo severamente, i nostri sbagli ci svelano aspetti particolari, singolari di una determinata situazione che se non avessimo sbagliato non avremmo colto!

Sono una mamma, ho sbagliato spesso, mio figlio Carlo può confermare.

Sono una figlia, ho sbagliato spesso, mia mamma Anna può confermare.

Sono anche Santina, sto imparando a fare sempre errori diversi, sono felice, e auguro a tutte le donne del mondo, mamme o meno, una meravigliosa festa della mamma!

A presto!

 

 

[1] M. Montessori, Il bambino in famiglia, Garzanti Elefanti

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