
Spezzare il Circolo Vizioso: come uscire dall’autosabotaggio e tornare a scegliere se stessi
Quante volte ci è capitato di desiderare un cambiamento e poi, appena si è presentata l’occasione, tirare il freno a mano?
Ci raccontiamo che non è il momento giusto, che dobbiamo ancora capire, che forse non siamo abbastanza preparati.
E intanto la vita resta in attesa, sospesa tra il desiderio di andare avanti e la paura di farlo davvero.
Questo movimento è sottilissimo ma potente.
È l’autosabotaggio: quel meccanismo invisibile che ci tiene fermi, anche quando la mente dice “vai”.
Nasce dalla paura, ma si traveste da prudenza, da razionalità, da buon senso.
Ci illude di proteggerci, mentre in realtà ci allontana da ciò che siamo.
Quando la paura guida, la vita si restringe
La paura del cambiamento è naturale.
Ogni trasformazione ci mette davanti all’ignoto, e l’ignoto fa tremare.
Ma la paura, se non ascoltata, diventa un ostacolo silenzioso.
Ci fa rimanere dove soffriamo, pur di non affrontare la fatica di crescere.
Il punto è che crescere significa anche perdere pezzi di ciò che eravamo.
Significa dire addio a vecchie abitudini, a ruoli che non ci rappresentano più, a modi di pensare che ci hanno accompagnato per anni.
E questo, sì, fa male.
Ma è un dolore che libera, non che imprigiona.
Perché la felicità non arriva quando smettiamo di avere paura, ma quando smettiamo di lasciarci comandare da essa.
L’autosabotaggio ha sempre un intento positivo — e un messaggio spirituale
Nel coaching umanistico impariamo che ogni comportamento, anche quello che ci danneggia, nasce da un intento buono: proteggerci.
Ma nel coaching spirituale andiamo ancora più in profondità: riconosciamo che ogni paura è un portale, un’occasione per tornare a noi.
Finché restiamo sulla soglia, raccontandoci “la storia dell’orso” — quella che inizia sempre con “non posso”, “non è il momento”, “non sono pronta” — restiamo nel racconto, non nella verità.
La verità arriva quando smettiamo di scappare e entriamo nella paura.
La osserviamo, la attraversiamo, le permettiamo di parlarci.
Solo così la paura smette di essere un nemico e diventa una maestra: ci mostra dove c’è vita che vuole espandersi, dove c’è un desiderio che chiede spazio.
E in quel momento, smettiamo di sabotarci e iniziamo a fidarci.
Allenarsi alla fiducia: il DDF e la prova dei fatti
Il cambiamento non è un colpo di fortuna, è un allenamento quotidiano.
Nel mio metodo Felici s’Impara parlo spesso di DDF — Darsi Da Fare.
Non in modo cieco o compulsivo, ma come scelta consapevole di stare nel processo.
Perché la felicità, come ogni competenza, si allena facendo.
C’è una riprova semplice, scientifica e universale: qualsiasi cosa, se vuoi imparare a farla bene, la devi fare e rifare.
Guidare, sciare, scrivere, amare, pensare. Tutto.
La padronanza nasce dal movimento ripetuto, non dal pensiero perfetto.
E quando ripeti, osservi, correggi e riprovi, impari non solo a “fare”, ma ad autogovernarti: a essere tu la guida del processo, non la vittima delle circostanze.
L’azione concreta è il vero antidoto all’autosabotaggio.
Perché quando agiamo, il corpo impara prima della mente.
È così che si costruisce la fiducia: un piccolo passo alla volta, finché la paura smette di essere un muro e diventa una soglia.
La felicità si allena, non si attende
Non arriverà mai il momento perfetto.
Arriverà il momento in cui deciderai che va bene così: con le tue paure, le tue incertezze, i tuoi limiti.
E da lì inizierai a muoverti.
Non per cambiare tutto, ma per vivere meglio dentro ciò che sei.
L’autosabotaggio si dissolve quando scegliamo di darsi da fare, anche imperfettamente.
Quando l’amore per la vita diventa più forte della paura di perderla.
Quando iniziamo a ricordarci che la felicità non è un punto di arrivo, ma un modo di camminare.
E se vuoi un campanello d’allarme per capire quando ti stai fermando, ascolta queste parole:
“Sono fatta così.”
Ogni volta che le pronunci, fermati e chiediti — così come?
Scrivilo. Nero su bianco.
Perché verba volant, scripta manent (le parole volano, gli scritti rimangono).
Scrivendo, ti accorgerai che “così come” non è una condanna, ma un punto di partenza.
Puoi imparare, puoi cambiare, puoi crescere.
Felici s’impara, sempre. Strada facendo.
�� Allenamento per te – esercizio di consapevolezza
Prenditi dieci minuti e scrivi, senza filtri:
Una situazione in cui ti dici spesso “sono fatta così”.
Cosa temi davvero che possa accadere se cambi.
Un piccolo gesto concreto (anche minimo) che puoi fare oggi per darti da fare in quella direzione.
Non serve la perfezione. Serve iniziare.
Ricorda: la felicità è un muscolo, non un colpo di fortuna.
�� Felici s’impara, strada facendo.
Io sono Santina Bossini, life coach umanista, family coach Montessori e allenatrice di felicità.
Accompagno persone, donne e famiglie a ritrovare equilibrio, fiducia e libertà interiore attraverso il mio metodo Felici s’Impara, che integra il coaching umanistico, il pensiero Montessori e la spiritualità concreta del fare.