parliamo di felicita
28/01/2022

Emozioni positive – relazioni positive – coinvolgimento  –  significato  -  realizzazione

sono questi, secondo Martin Seligman, i cinque aspetti che rendono la vita degna di essere vissuta, dei veri e propri parametri sui quali misurare il proprio benessere e quello della società.

Secondo Seligman la psicologia, che si è occupata quasi esclusivamente del malessere e delle patologie, deve dedicare pari attenzione agli aspetti positivi dell’esistenza umana: emozioni piacevoli, potenzialità, virtù e abilità dell’individuo. L’enfasi sul ruolo fondamentale delle risorse e potenzialità dell’individuo rappresenta un autentico capovolgimento di prospettiva: si privilegiano interventi finalizzati alla mobilizzazione delle abilità e risorse della persona, anziché alla riduzione o compensazione delle sue limitazioni. Inoltre, la prospettiva eudaimonica (eudamonia: è il termine con cui gli antiche Greci definivano la felicità, il sommo bene) porta l’attenzione sulla relazione tra benessere del singolo e sviluppo della collettività, tema quanto mai caldo in questo momento storico.

 Le potenzialità hanno un ruolo molto importante nella nostra vita in quanto se vengono represse per tanto tempo possono causare disagio e disturbi mentali, se sono riconosciute e poco utilizzate possono determinare una vita non pienamente realizzata,  e se al contrario sono individuate, allenate e utilizzate in tutti gli ambiti della vita, conducono ad un’esistenza felice. E’ proprio a causa della repressione delle potenzialità caratterizzanti, che matura la crisi di autogoverno di una persona che può portare alla mancanza di felicità.

La frustrazione per non sentirsi realizzate, la sofferenza che deriva dal volere di più dalla propria vita, ma non sapere esattamente cosa e come, il desiderio di un cambiamento avvertito come assolutamente necessario, ma non meglio identificato, sono tutte situazioni che possono generare una domanda di coaching e alle quali il coach deve rispondere con l’individuazione delle potenzialità caratterizzanti la persona che ha di fronte.  Le potenzialità devono entrare, dopo essere state individuate, in un vero e proprio programma di allenamento che il coach concorda con la persona che ha deciso d’intraprendere una nuova strada.

Il motto del coaching  è “attivare la mente attraverso l’attivazione dei muscoli” e questo non può non portarci immediatamente al pensiero di Maria Montessori e a tutto il suo discorso sul movimento. Scrive Montessori:   “Abbiamo innanzi tutto un cervello; e poi i sensi, che raccolgono le impressioni per trasmetterle al cervello; e in terzo luogo i muscoli… Questo complesso organismo consiste perciò di tre parti: il cervello, i sensi, i muscoli. Il movimento è il punto di arrivo del sistema nervoso: senza movimento non si può parlare di individuo”. Per M. Montessori il movimento è legato all’intelligenza e la Dottoressa  lo spiega a livello scientifico dicendo che i muscoli fanno parte del sistema nervoso essendone il punto di arrivo. L’allenamento, nel coaching, parte prima di tutto dalla cura di sé che alimenta il primo circolo virtuoso innescato dal coaching. E’ proprio il concetto di cura di sé  che ha introdotto il tema della felicità e, sulla base delle ricerche di Maslow prima e di Seligman e Peterson poi,  possiamo affermare che nell’essere umano esiste naturalmente la potenzialità del “prendersi cura di sé” che comporta una tensione innata all’autorealizzazione contraddistinta da due fattori: la tendenza allo sviluppo ossia alla propria crescita personale e la proattività cioè la capacità di agire e intervenire da protagonista sia sulle forze interne come le passioni o le emozioni sia sulle forze esterne come il contesto e le relazioni senza subirle passivamente. Questo significa che la possibile scelta individuale può incontrare nell’ambiente sia opportunità che ostacoli. E anche qui il pensiero di Maria Montessori mi suona dentro come Le Quattro Stagioni di Vivaldi: “La nostra è una Casa dei Bambini piuttosto che una vera e propria scuola; cioè un ambiente specialmente preparato per il bambino, dove esso assimila qualsiasi cultura diffusa dall’ambiente senza bisogno di insegnamento…”. M. Montessori dà un’importanza fondamentale e strategica all’ambiente per la formazione dell’uomo, è proprio l’ambiente che deve farsi maestro attraverso una giusta preparazione.

Un’altra teoria di fondamento per andare alla ricerca della felicità è la

Self-Determination Theory – SDT di Deci e Ryan,

è una teoria sulla motivazione che afferma infatti due dimensioni:

  • l’autodeterminazione;
  • il controllo.

Essere autodeterminati significa agire con volontà e operatività in piena autonomia e pieno coinvolgimento mentre essere controllati significa agire sotto la pressione di una volontà esterna, ma anche di una volontà interna, come nel caso di obbedienza ad un proprio imperativo morale. Nuovamente M. Montessori ha anticipato di molto i tempi con le sue intuizioni anche in riferimento all’autonomia e alla volontà: “ciò che più ha suscitato discussione è quel capovolgimento tra adulto e bambino: il maestro senza cattedra, senza autorità e senza quasi insegnamento, e il bambino fatto centro dell’attività, che impara da solo, che è libero nella scelta delle sue occupazioni e dei suoi movimenti . Quando non è sembrato un’utopia, è apparso un’esagerazione”. Lo slogan montessoriano “aiutami a fare da solo” è un inno all’autonomia.

La SDT afferma, anche, e questo è un aspetto molto importante in merito alla felicità, che quest’ultima è intimamente collegata con tre bisogni o tendenze psicologiche che, se soddisfatte, portano al suo benessere, e se, al contrario sono contrastate, conducono al suo malessere. Queste tre aree di autorealizzazione non sono intercompensabili tra di loro e pertanto anche la totale soddisfazione di una delle tre aree non colma l’eventuale insoddisfazione derivante dalle altre.

I tre bisogni psicologici o le tre aree di autorealizzazione dell’individuo identificati da Deci e Ryan sono:

L’Area della Relazionalità che corrisponde al bisogno che hanno le persone di costruire e coltivare relazioni sociali. L’essere umano avverte il bisogno di sentirsi in rapporto con gli altri, di provare affettività positiva, di avere cura e di sentirsi curato dagli altri. Tale bisogno è indipendente dal contesto a cui appartiene l’individuo e quindi è intrinseco all’essere umano.

L’Area della Competenza: è dalla valorizzazione di questa area che nascono le capacità e le competenze dell’individuo. La “competence” si riferisce al volere essere efficaci, all’agire nel proprio ambiente e raggiungere i risultati voluti. Anche da questo bisogno si sviluppa l’evoluzione umana, attraverso le fasi di esplorazione e conoscenza, di elaborazione ed esecuzione del processo creativo, che apportano modifiche migliorative in termini di efficacia ed efficienza sia al prodotto, alla modalità, ai metodi, sia direttamente all’ambiente in cui si opera, che in tutti gli ambiti della vita umana.

L’Area dell’Autonomia: quest’area riguarda l’esercizio della volontà e dello spirito d’iniziativa e corrisponde in primo luogo alla tendenza dell’individuo ad essere e a sentirsi autonomo nelle sue scelte, che pertanto devono essere autodeterminate. L’autonomia della persona passa attraverso il  suo senso d’integrità e la coscienza di sé stessi che sono intrinseci a tutte le azioni che nascono dall’autodeterminazione individuale. Autonomia non vuole dire isolamento, al contrario la Relazionalità e la Competenza nell’interazione con altri individui e contesti rispondono ad una scelta frutto di idee e decisioni autonome, sulla base di interessi e propensioni proprie.

I bisogni appena elencati sono tutti bisogni di autorealizzazione, non sono bisogni fisiologici, non serve soddisfarli per poter vivere, si vive ugualmente, anche se con tutta probabilità, si vivrà nella frustrazione e nelle sofferenza. Il senso di autorealizzazione dà vita alla felicità, al senso di pienezza e di appagamento della persona. Gli studi della psicologia positiva accendono i riflettori sul fatto che l’autorealizzazione e la felicità che ne scaturisce, non sono solamente stati emotivi semplici, ma sono soprattutto importanti risorse psicologiche che possono essere impiegate per raggiungere i propri obiettivi.

La felicità è una vera e propria risorsa psicologica che non solo migliora le relazioni affettive e le prestazioni nel proprio campo di azione, ma produce anche importati benefici sul piano fisico, stimolando in tal modo un circolo virtuoso che si autoalimenta.

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29/03/2026

Il Dono del tempo: come l'Educazione alla Pace Montessori inizia a casa

29/03/2026

Il Dono del tempo: come l'Educazione alla Pace Montessori inizia a casa

Il Dono del Tempo: Come l'Educazione alla Pace Montessori Inizia a Casa

Viviamo in un’epoca che corre. Corriamo per andare al lavoro, corriamo per preparare la cena e, spesso senza rendercene conto, spingiamo i nostri figli a correre insieme a noi.

Ma il bambino abita un tempo diverso: un tempo fatto di scoperte lente, di osservazione e di una costruzione interiore che non ammette scorciatoie. Come Allenatrice di Felicità e attraverso il mio metodo "Felici s’impara", so che rispettare il tempo del bambino non è un atto di debolezza; è l'atto di giustizia più profondo che possiamo compiere. È qui che nasce la vera Educazione alla Pace.

La Pace nasce dal Gesto Compiuto

Maria Montessori ci ha insegnato che la pace non è semplicemente l'assenza di guerra. È una condizione dell'anima che deriva dall'ordine e dalla soddisfazione del lavoro scelto e portato a termine.

Provate a osservare vostro figlio mentre cerca di allacciarsi le scarpe o di versare l'acqua in un bicchiere. Per noi adulti è un'azione di tre secondi; per lui è un universo di coordinazione e di affermazione del sé.

L'esempio quotidiano: Quando interrompiamo un bambino perché "siamo in ritardo", sostituendoci a lui nel vestirsi, gli stiamo comunicando che il suo sforzo non ha valore e che la velocità conta più della sua autonomia.

La conseguenza: Un bambino a cui viene negato il tempo di finire ciò che ha iniziato accumula una frustrazione invisibile. Quella frustrazione è il primo seme del conflitto. Al contrario, un bambino che può terminare il proprio ciclo di attività sperimenta una calma profonda. Quella calma è la base della pace interiore.

Vademecum della Lentezza: 4 Azioni per la Pace in Famiglia

Per allenare questa pace quotidianamente, ecco quattro passi concreti che potete sperimentare subito:

Il Rituale della Vestizione: Domani mattina, svegliatevi 15 minuti prima. Non per fare più cose, ma per permettere a vostro figlio di infilarsi le scarpe o la giacca senza la pressione del vostro "fai presto". Quei 15 minuti sono un investimento sulla sua autostima.

L'Osservazione Silenziosa: Quando vedete vostro figlio assorto in un'attività (anche la più semplice, come travasare acqua o guardare un insetto), restate in silenzio. Non lodatelo, non correggetelo, non chiedetegli "cosa fai?". Proteggete la sua bolla di concentrazione: è lì che si tempra la sua volontà.

Il Ciclo di Lavoro Concluso: Insegnate che ogni azione ha un inizio, uno svolgimento e una fine (riordinare). Aspettate che il ciclo si chiuda naturalmente. La fretta di "passare alla cosa successiva" frammenta la mente; concludere un compito dona pace.

La Cura del Gesto: Mostrate come si chiude una porta senza fare rumore o come si posa un bicchiere con delicatezza. La lentezza del movimento intenzionale è la prima forma di rispetto per l'ambiente e per gli altri.

Il Ruolo dei Genitori: Custodi del Tempo Protetto

Come famiglie, siamo i custodi di questo tempo protetto. Proteggere il pomeriggio di un bambino da troppi impegni extra-scolastici significa dargli i mezzi per costruire una personalità solida.

La pace globale inizia dal micro-cosmo della nostra cucina, dal modo in cui aspettiamo che il bambino finisca di salire le scale con le sue gambe. Dare tempo significa dare dignità. E un essere umano che cresce con dignità non avrà bisogno di dominare gli altri per sentirsi vivo.

"Stabilire la pace duratura è opera dell’educazione: la politica può solo evitare le guerre." (Maria Montessori)

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05/02/2026

Educare alla felicità è un lavoro (ed è il più importante): perché ti aspetto ai Martedì Lab

05/02/2026

Educare alla felicità è un lavoro (ed è il più importante): perché ti aspetto ai Martedì Lab

Educare alla felicità è un lavoro (ed è il più importante): perché ti aspetto ai Martedì Lab

Ti è mai capitato, dopo l’ennesimo capriccio o dopo aver ripetuto la stessa cosa per la decima volta con una pazienza che ormai è solo un ricordo, di sentirti completamente svuotata? Quella sensazione di essere "sempre un passo indietro", insoddisfatta nonostante tutto l’amore che ci metti.

In quegli istanti, la tentazione è quella di pensare che la felicità sia un lusso per pochi o che, semplicemente, tu non sia la madre "abbastanza brava" che vorresti essere.

Ma lasciati dire una cosa con la schiettezza che mi appartiene: non ti manca l'amore. E non sei tu il problema. Spesso, quello che manca è solo lo spazio per respirare e gli strumenti giusti per guardare ciò che già c’è.

La felicità è un muscolo che si allena

Nei miei ebook scrivo spesso che "educare è lavorare per la felicità di tutti". Ma questo lavoro, che è il più importante del mondo, non ha una busta paga e nessuno ci insegna come farlo senza esaurire le energie.

Spesso ci concentriamo solo su quello che non va: il capriccio, l'errore, la nostra stanchezza. Ma il mio approccio — che unisce il metodo Montessori al Coaching Umanistico e Spirituale — punta a ribaltare questa visione. La felicità si allena partendo da quello che funziona, dai tuoi punti di forza e da quelli del tuo bambino.

Difficoltà concrete, risposte quotidiane

I Martedì Lab nascono proprio per rispondere a quei momenti in cui la teoria dei libri sembra lontanissima dalla realtà del tuo salotto. In studio a Gardone Val Trompia lavoreremo su situazioni che vivi ogni giorno:

  • "Mio figlio non mi ascolta mai": Impareremo la potenza dell'osservazione Montessori. Spesso il comportamento del bambino è un messaggio. Impareremo a leggere quel messaggio per rispondere al bisogno reale, invece di reagire solo al rumore.
  • "Mi sento in colpa perché perdo la calma": Lavoreremo sull'ambiente interiore. Non serve essere perfette, serve essere presenti. Ti insegnerò come la cura di te stessa e del tuo equilibrio sia il primo regalo che fai ai tuoi figli.
  • "Non so più chi sono oltre al mio ruolo di mamma": Attraverso le domande del coaching spirituale, andremo a ritrovare il tuo "perché". Quale impronta vuoi lasciare? Chi sei veramente?

Perché partecipare a questi laboratori?

Non saranno lezioni frontali dove io parlo e tu prendi appunti. Sarà un laboratorio vero.

Concretezza: Dopo ogni incontro riceverai una scheda di lavoro pratica, una pagina semplice per allenare nella tua quotidianità quello che abbiamo visto insieme.

Senza recite: Qui non serve apparire. È uno spazio dove puoi posare il peso del perfezionismo e sentirti accolta, capendo che "nessuno educa da solo".

La forza della scelta: Anche quando le cose vanno "male male", hai il potere di decidere come interpretare quello che accade. I laboratori ti servono a ritrovare questa lucidità.

Ti aspetto per fare il primo passo

I posti sono pochi perché voglio poterti guardare negli occhi e accompagnarti davvero. Le iscrizioni per i laboratori che inizieranno il 10 marzo chiudono sabato 7 marzo. Il webinar dedicato alla presentazione dei Martedi Lab sarà lunedì sera 2 marzo alle ore 20,30. 

Non è un manuale di regole rigide, è un viaggio trasformativo che inizia da te. Perché, come dico sempre, i nostri figli imparano la felicità semplicemente guardandoci vivere mentre la scegliamo.

Scegli di esserci. Ti aspetto in studio.

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24/01/2026

Separazione e senso di colpa: perché non è un fallimento ma un nuovo inizio

24/01/2026

Separazione e senso di colpa: perché non è un fallimento ma un nuovo inizio

Separazione e senso di colpa: perché non è un fallimento ma un nuovo inizio

Come passare dal senso di colpa al ricordo di te, un passo alla volta (per mamme separate)

Ti capita mai di sentirti come un’equilibrista su un filo sottile, sospesa nel vuoto senza rete di protezione?

Cammini cercando di tenere tutto insieme:
i figli,
il lavoro,
la casa che improvvisamente sembra troppo grande o troppo vuota,
i conti che devono tornare.

E mentre fai attenzione a non cadere, una voce dentro di te continua a ripetere:

“Hai fallito.
Hai rotto la famiglia.
È colpa tua.”

Se stai leggendo queste righe, so che conosci bene quella voce.
È una nebbia silenziosa che accompagna molte donne dopo una separazione.
Soprattutto le madri.

La società ci chiama famiglie monoparentali.
Le statistiche dicono che siamo sempre di più e che corriamo il doppio degli altri.

Ma dietro i numeri c’è altro:
c’è il cuore che trema,
c’è la paura del giudizio dei figli,
c’è la fatica fisica ed emotiva di dover essere madre e padre insieme.

Separazione e senso di colpa: perché quello che provi è normale

Voglio dirti una cosa con chiarezza, senza girarci intorno:

quello che stai vivendo non è una debolezza.

La psicologia lo spiega bene:
la separazione non è solo un atto burocratico, è un vero e proprio lutto.

È la perdita di un progetto di vita.
È il crollo di un “noi” che avevi immaginato stabile.
E come ogni lutto, ha bisogno di tempo per essere attraversato.

Il problema non è la separazione in sé.
Il problema nasce quando restiamo bloccate nel senso di colpa o nella resistenza, cercando di rimediare a tutti i costi.

Quando il senso di colpa diventa una trappola

Molte mamme separate cercano inconsapevolmente di “farsi perdonare”.

Come?
Diventando madri perfette.
Correndo di più.
Riempendo ogni vuoto.
Sacrificandosi ancora.

Ma questo meccanismo ha un prezzo altissimo.

Il risultato, spesso, è il burnout:
stanchezza cronica,
assenza di gioia,
sensazione di svuotamento.

Ci raccontiamo che lo facciamo per il bene dei figli.
Ma la verità è più scomoda:

nessun bambino può stare bene se la sua mamma è spenta.

Separazione non è fallimento: lo sguardo Montessori sugli errori

E se la separazione non fosse un errore da cancellare,
ma un dato di realtà da cui ripartire?

Nel mio lavoro di Family Coach Montessori, applico il Metodo Montessori anche agli adulti.
Maria Montessori ci ha lasciato un insegnamento potentissimo:

L’errore non è un fallimento morale.
È un alleato.

Lei lo chiamava “Il Signor Errore”.
Un amico che ci indica che quella strada non funzionava più e che è tempo di calibrarne una nuova.

Non si tratta di colpevolizzarsi.
Si tratta di assumersi una responsabilità creativa.

Ricominciare dopo una separazione: dall’ordine esterno a quello interno

Immagina di poter organizzare la tua casa e la tua vita non per sopravvivere,
ma per sostenerti davvero.

Un ambiente che alleggerisce invece di appesantire.
Un ordine esterno che aiuta a fare ordine dentro.

Questo è uno dei pilastri del Metodo Montessori:
l’ambiente non è neutro, educa.

Vale per i bambini.
E vale anche per noi adulti.

La felicità non è fortuna: è una competenza

Qui voglio essere molto chiara.

La felicità non è qualcosa che capita ad alcune e ad altre no.
Non è una dote innata.
Non è un premio per chi ha fatto tutto “bene”.

La felicità è una competenza.
Un muscolo che si può allenare.

Anche — e soprattutto — quando la vita cambia forma.

Non devi inventarti una nuova versione di te.
Devi solo ricordarti chi sei, togliendo la polvere della stanchezza e della paura.

Una guida pratica per mamme che ricominciano

Se stai vivendo una separazione e senti addosso un senso di colpa che non ti lascia tregua, sappi questo:
non sei sola.

Per aiutarti a fare il primo passo fuori dalla nebbia, ho scritto una guida pratica e concreta, pensata proprio per mamme che stanno ricominciando.

Si intitola:

“Equilibriste Felici – Guida di sopravvivenza per mamme che ricominciano”

Dentro troverai strumenti utilizzabili subito, non teoria astratta:

Come usare l’Osservazione Silenziosa per spegnere i sensi di colpa.

Come organizzare la casa “alla Montessori” per dimezzare la fatica quotidiana.

Una bussola pratica sui diritti economici, perché anche la sicurezza materiale fa parte della serenità.

Un invito personale

Non voglio che questa guida sia solo un altro file dimenticato sul computer.
Voglio che sia l’inizio di un dialogo.

Per questo ho scelto di non mettere un link automatico.

�� Scrivimi su WhatsApp al 338 717 9684
Scrivimi semplicemente:
“Ciao Santina, vorrei la guida Equilibriste”

Te la invierò personalmente e, se vorrai, sarò felice di sapere cosa ti ha smosso.

Non aspettare di sentirti pronta o perfetta.
Il momento giusto per ricominciare è adesso.

Ti aspetto,
Santina ��

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25/11/2025

“Essere Normali: quando il corpo parla, e cosa ci sta davvero dicendo”

25/11/2025

“Essere Normali: quando il corpo parla, e cosa ci sta davvero dicendo”

“Essere Normali: quando il corpo parla, e cosa ci sta davvero dicendo”

Ci sono giorni in cui il corpo sembra avere più voce di noi.
Una tensione che non passa, un mal di testa che torna, una stanchezza che non capiamo… e dentro un pensiero silenzioso: “Ma è normale sentirmi così?”

È una domanda che ricevo spesso, soprattutto dalle donne con cui lavoro ogni giorno.
E la verità è che “normale” non significa universale. Non significa uguale per tutte.
Siamo parte della stessa specie, sì… ma ognuna di noi vive il corpo con una storia diversa, con emozioni diverse, con un modo tutto suo di tenere e lasciare andare.

Per questo ho chiesto a Elena — che da anni ascolta i corpi delle persone prima ancora delle loro parole — di raccontare che cosa significa davvero essere “normali” e perché i sintomi che ci disturbano non sono mai solo sintomi.

Il suo articolo è una immersione nel corpo che parla, nella sua intelligenza, e in quella parte di noi che spesso ignoriamo finché non inizia a bussare più forte.

Qui sotto trovi le sue parole.
Leggile con calma, come se stessi ascoltando una parte di te che forse hai trascurato.

Siamo tutti parte della stessa specie e, come tali, condividiamo una struttura fisica, organica e fisiologica incredibilmente simile. Il nostro scheletro, composto da 206 ossa, ne è l'esempio lampante: le ossa del cranio, della colonna vertebrale, delle costole, delle braccia e delle gambe sono tutte disposte nello stesso modo e svolgono le stesse funzioni fondamentali. Anche le articolazioni, come le ginocchia, i gomiti e le anche, hanno una struttura e una funzione simile in tutti gli individui.

La struttura e la funzione dei nostri organi vitali e dei nostri sistemi fisiologici, come il sistema circolatorio, il sistema respiratorio, il sistema nervoso e il sistema digestivo, funzionano in modo molto simile in tutti gli esseri umani. Il cuore pompa sangue ricco di ossigeno ai tessuti, i polmoni scambiano ossigeno e anidride carbonica, il cervello processa informazioni e coordina le funzioni corporee, e il sistema digestivo scompone il cibo in nutrienti essenziali. Queste funzioni fondamentali sono condivise da tutti gli esseri umani, indipendentemente dalle differenze individuali.

Tuttavia, nonostante questa sorprendente uniformità, ci sono molti fattori che contribuiscono a rendere ogni individuo unico e diverso dagli altri. Le differenze esteriori, come il colore della pelle, la forma degli occhi, la statura e il peso, sono segni evidenti delle nostre peculiarità individuali e diventano caratteristiche importanti per la nostra identità.

Ma è soprattutto l'aspetto emotivo, psicologico e sociale a rendere ogni essere umano profondamente diverso dall'altro. La personalità, il temperamento, l'ambiente in cui cresciamo, le esperienze di vita, le credenze e le convinzioni influenzano il modo in cui percepiamo il mondo, interagiamo con gli altri e affrontiamo le sfide della vita.

Oggi ci chiediamo spesso cosa sia "normale" e cosa no, confrontando il nostro corpo, le nostre idee e i nostri comportamenti con quelli degli altri. Ma il concetto di normalità può essere fuorviante: i corpi umani sono incredibilmente simili eppure diversi tra loro.

I corpi umani sono progettati per funzionare in modo efficiente e adattarsi alle esigenze individuali per questo è fondamentale conoscere e rispettare le proprie inclinazioni naturali, i propri punti di forza e le proprie esigenze per mantenere l'integrità fisiologica e far sì che i processi biochimici dell'organismo continuino a lavorare in maniera sana ed equilibrata.

Quando siamo in sintonia con le nostre attitudini e i nostri valori, il corpo risponde con maggiore equilibrio, riducendo lo stress e favorendo il benessere generale.

Accettare e rispettare le differenze individuali, e restare fedeli a ciò che ci rende unici, è la chiave per mantenere un equilibrio salutare e felice.

Ma cosa accade quando ignoriamo questa verità interiore?

Il corpo spesso ci manda segnali d'allarme.

Prendi il mal di testa, ad esempio: un sintomo molto comune che può essere il riflesso di un disagio più profondo.

Il mal di testa è un disturbo comune e generalmente non grave, che può però creare notevoli disagi nella vita quotidiana.

L’emicrania si è classificata al 3° posto tra le cause di disabilità in uomini e donne con meno di 50 anni.

Se si considerano tutti i tipi, i sottotipi e le varianti meno frequenti, la medicina tradizionale arriva a contare oltre 150 forme di cefalea (mal di testa) che si differenziano per cause e fattori scatenanti, tipo di dolore e sintomi di contorno, modalità di insorgenza, zona o zone del capo in cui si localizza, durata e frequenza degli attacchi.

Di fronte ad alcuni tipi di mal di testa è importante rivolgersi al medico di famiglia per avere indicazioni corrette su come affrontarli in modo sicuro ed efficace.

Che si tratti di cefalea a grappolo oppure tensiva, che il dolore arrivi in sede frontale oppure occipitale, che sia psicogeno, a predisposizione genetica o di matrice ormonale, il mal di testa esprime sempre anche qualcosa di esistenziale e di importante.

Rivela la presenza di un vissuto interiore cui la persona non dà spazio, perché non può, non riesce o non sa che esiste. Un vissuto costituito da un qualcosa di importante che chiede di essere risolto o da una carica che ha assoluto bisogno di essere espressa ma non ci riesce. O che ci riesce male, come quando invece di parlare ed esprimerti liberamente mugugni e non sbotti oppure sbotti con le persone o le parole “sbagliate”.

Anche la scienza ha confermato che il corpo è sede della mente e che i sintomi fisici sono campanelli che richiamano l’attenzione sulle nostre emozioni.

Potremmo quindi dire che ciascun segnale del corpo è di origine psico-emotiva.

Riconoscere e rispettare le nostre unicità, ascoltare i segnali che il corpo ci manda e esprimere i nostri pensieri e sentimenti sono passaggi fondamentali per mantenere un equilibrio salutare e felice sia nel corpo che nella mente che nelle relazioni.

Se quello che hai letto ti ha risuonato anche solo un po’, sappi che il tuo corpo non ti sta “disturbando”: ti sta guidando.
E imparare ad ascoltarlo è un vero atto d’amore verso te stessa.

Ogni venerdì io ed Elena portiamo avanti questo lavoro con serietà, cura e tanta esperienza: aiutiamo le persone a leggere i segnali del corpo, a riconoscere le emozioni che li muovono e a ritrovare un equilibrio che sia davvero loro.

Qui sul mio sito trovi tutti gli approfondimenti già pubblicati e quelli che usciranno nelle prossime settimane, tutti i venerdì sui nostri social.

E se senti che è il momento di un passo in più, puoi scriverci direttamente su WhatsApp: insieme possiamo capire da dove partire, con rispetto dei tuoi tempi e delle tue necessità.

La felicità s’impara facendola, non parlandone.
Santina Bossini – Elena Cherubini

 

 

 

 

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