la pedagogia dell attenzione di maria montessori
04/03/2022

La dottoressa Montessori non definisce il suo pensiero educativo e formativo un metodo, ma educazione alla vita. Montessori si concentra sull’ambiente adatto, a misura di bambino, sulla libera scelta e l’interesse, sull’adulto come guida e sulla normalizzazione e fa di questi quattro punti la base, le fondamenta del suo metodo: l’adulto agisce sul bambino in modo indiretto, attraverso l’ambiente che deve essere predisposto apposta per lui, che impara dall’ambiente stesso con la guida dell’adulto che lo accompagna.

M. Montessori quando parla dell’intimo raccoglimento del bambino che lavora   lo assimila ai mistici e agli uomini di scienza alle prese con una concentrazione talmente intensa che sembra isolarli dalle cose del mondo. L’innesco del lavoro, della disciplina, non sono atti obbligati ma scaturiti dall’attenzione che si focalizza  e proprio per questo il primo compito dell’adulto è quello di “riconoscere il polarizzarsi dell’attenzione”, che è un fenomeno molto simile all’esperienza del flow. La Montessori non si curerà solo dei determinanti dell’attenzione che l’attirano (relativa dimensione, forma, colore, movimento, contrasto, intensità, durata, ripetizione) ma anche e soprattutto dei fattori che la trattengono perché sono quelli che provengono dal soggetto stesso e dalle sue motivazioni profonde. “La lezione è un appello all’attenzione. Se l’oggetto risponde agli intimi desideri del bambino e rappresenta qualcosa che li soddisferà, incita il bambino ad un prolungata attività, poiché egli se ne rende padrone e continua ad usarlo”.

Nel suo libro “Il bambino in famiglia” lei scrive “…. vi sono nell’individuo esigenze intime, per le quali mentre egli si abbandona ad un lavoro misterioso, si richiede la completa solitudine, la separazione da tutto e da tutti”. Questa è la forza della concentrazione che accomuna i bambini anche molto piccoli agli scienziati.

Per fare in modo che si realizzi tale attenzione prolungata ci vogliono degli oggetti ed un’attività da svolgere con essi e su di essi, “vediamo che esiste uno stretto legame tra il lavoro manuale che si compie nella vita comune e la profonda concentrazione dello spirito”. Questo “sprofondarsi dell’anima in se stessa” non è proprio delle persone eccezionali ma è proprio, all’inizio, di ogni bambino, ma che poi si conserva solo in poche persone sino all’età adulta. All’inizio della vita, la concentrazione non è straordinaria ma del tutto ordinaria. 

Nel suo libro “L’Autoeducazione” M. Montessori dedicherà un intero capitolo all’attenzione. La Dottoressa osserva che il fatto fondamentale della sua scoperta è proprio l’attenzione e scrive, “l’organizzazione della vita psichica si inizia con un fenomeno caratteristico di attenzione…E ogni volta che avveniva una simile polarizzazione dell’attenzione, cominciava il bambino a trasformarsi completamente, a farsi più calmo, quasi più intelligente e più espansivo: egli mostrava qualità interiori straordinarie”.

E qui, Montessori mette in relazione la spontanea concentrazione infantile con la contemplazione, con i momenti più intensi e nobili della vita adulta che ricordavano i fenomeni di coscienza più alti, come quelli della conversione: “fin che una cosa speciale intensamente l’attrae, la fissa, e allora l’uomo ha la rivelazione di sè stesso, sente di cominciare a vivere”.

Una viva e costante concentrazione è il segreto di ogni apprendimento e di ogni insegnamento.

L’attenzione va ricercata e va aiutata.

Tutto l’ambiente, tutto il materiale e tutte le attività montessoriane a tutte le età, ma soprattutto nel primo piano di sviluppo (0-6), sono finalizzate ad aiutare la concentrazione verso punti di interesse e, una volta che si è innescata, deve essere protetta, ovvero lasciata libera di agire. “La libertà è la condizione sperimentale per studiare i fenomeni dell’attenzione del bambino”.

Quando il bambino si concentra la sua mente si sviluppa e la sua personalità si costruisce. 

La concentrazione è legata sì alla motivazione, nel senso che il coinvolgimento genera la concentrazione, ma possiede anche una logica interna, una “formazione interiore”. Solo dopo che ci si è riusciti a concentrare ci si coinvolgerà emotivamente.

Il bambino si concentra facendo un’attività liberamente scelta e quando la mano e la mente lavorano assieme abbiamo il miracolo dell’apprendimento e dello sviluppo, la “magia” della mente assorbente.

Come ha detto Montessori, “l’azione assorbe l’intera attenzione ed energia del bambino…L’uso delle mani porta ad una profonda attenzione”. “La concentrazione fa parte della vita, non è la conseguenza di un metodo di educazione. Il metodo Montessori si basa sulle qualità di un contesto, la scuola e la famiglia, che rende sociale il tipo d’impegno e focalizza l’attenzione. Più di qualsiasi altro sistema educativo, l’intero metodo Montessori si basa totalmente su una profonda comprensione delle relazioni tra la mente e il cervello”.

Possiamo dire che quella della Montessori è, nel suo insieme, una pedagogia dell’attenzione. Attenzione al bambino, ai suoi bisogni, ma anche e soprattutto impegno e considerazione nostre nel preservare quell’ attenzione del bambino che gioca-lavora, che abbiamo visto essere fondamento della personalità umana. Attenzione, dunque, nel fare in modo che “l’ambiente maestro” e la “voce delle cose” ottengano, da soli, gli obiettivi desiderati, e uno su tutti è proprio il polarizzarsi dell’attenzione che porta poi alla normalizzazione, senza   che interventi superflui e a volte dannosi da parte adulta inficino il risultato desiderato.

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29/03/2026

Il Dono del tempo: come l'Educazione alla Pace Montessori inizia a casa

29/03/2026

Il Dono del tempo: come l'Educazione alla Pace Montessori inizia a casa

Il Dono del Tempo: Come l'Educazione alla Pace Montessori Inizia a Casa

Viviamo in un’epoca che corre. Corriamo per andare al lavoro, corriamo per preparare la cena e, spesso senza rendercene conto, spingiamo i nostri figli a correre insieme a noi.

Ma il bambino abita un tempo diverso: un tempo fatto di scoperte lente, di osservazione e di una costruzione interiore che non ammette scorciatoie. Come Allenatrice di Felicità e attraverso il mio metodo "Felici s’impara", so che rispettare il tempo del bambino non è un atto di debolezza; è l'atto di giustizia più profondo che possiamo compiere. È qui che nasce la vera Educazione alla Pace.

La Pace nasce dal Gesto Compiuto

Maria Montessori ci ha insegnato che la pace non è semplicemente l'assenza di guerra. È una condizione dell'anima che deriva dall'ordine e dalla soddisfazione del lavoro scelto e portato a termine.

Provate a osservare vostro figlio mentre cerca di allacciarsi le scarpe o di versare l'acqua in un bicchiere. Per noi adulti è un'azione di tre secondi; per lui è un universo di coordinazione e di affermazione del sé.

L'esempio quotidiano: Quando interrompiamo un bambino perché "siamo in ritardo", sostituendoci a lui nel vestirsi, gli stiamo comunicando che il suo sforzo non ha valore e che la velocità conta più della sua autonomia.

La conseguenza: Un bambino a cui viene negato il tempo di finire ciò che ha iniziato accumula una frustrazione invisibile. Quella frustrazione è il primo seme del conflitto. Al contrario, un bambino che può terminare il proprio ciclo di attività sperimenta una calma profonda. Quella calma è la base della pace interiore.

Vademecum della Lentezza: 4 Azioni per la Pace in Famiglia

Per allenare questa pace quotidianamente, ecco quattro passi concreti che potete sperimentare subito:

Il Rituale della Vestizione: Domani mattina, svegliatevi 15 minuti prima. Non per fare più cose, ma per permettere a vostro figlio di infilarsi le scarpe o la giacca senza la pressione del vostro "fai presto". Quei 15 minuti sono un investimento sulla sua autostima.

L'Osservazione Silenziosa: Quando vedete vostro figlio assorto in un'attività (anche la più semplice, come travasare acqua o guardare un insetto), restate in silenzio. Non lodatelo, non correggetelo, non chiedetegli "cosa fai?". Proteggete la sua bolla di concentrazione: è lì che si tempra la sua volontà.

Il Ciclo di Lavoro Concluso: Insegnate che ogni azione ha un inizio, uno svolgimento e una fine (riordinare). Aspettate che il ciclo si chiuda naturalmente. La fretta di "passare alla cosa successiva" frammenta la mente; concludere un compito dona pace.

La Cura del Gesto: Mostrate come si chiude una porta senza fare rumore o come si posa un bicchiere con delicatezza. La lentezza del movimento intenzionale è la prima forma di rispetto per l'ambiente e per gli altri.

Il Ruolo dei Genitori: Custodi del Tempo Protetto

Come famiglie, siamo i custodi di questo tempo protetto. Proteggere il pomeriggio di un bambino da troppi impegni extra-scolastici significa dargli i mezzi per costruire una personalità solida.

La pace globale inizia dal micro-cosmo della nostra cucina, dal modo in cui aspettiamo che il bambino finisca di salire le scale con le sue gambe. Dare tempo significa dare dignità. E un essere umano che cresce con dignità non avrà bisogno di dominare gli altri per sentirsi vivo.

"Stabilire la pace duratura è opera dell’educazione: la politica può solo evitare le guerre." (Maria Montessori)

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05/02/2026

Educare alla felicità è un lavoro (ed è il più importante): perché ti aspetto ai Martedì Lab

05/02/2026

Educare alla felicità è un lavoro (ed è il più importante): perché ti aspetto ai Martedì Lab

Educare alla felicità è un lavoro (ed è il più importante): perché ti aspetto ai Martedì Lab

Ti è mai capitato, dopo l’ennesimo capriccio o dopo aver ripetuto la stessa cosa per la decima volta con una pazienza che ormai è solo un ricordo, di sentirti completamente svuotata? Quella sensazione di essere "sempre un passo indietro", insoddisfatta nonostante tutto l’amore che ci metti.

In quegli istanti, la tentazione è quella di pensare che la felicità sia un lusso per pochi o che, semplicemente, tu non sia la madre "abbastanza brava" che vorresti essere.

Ma lasciati dire una cosa con la schiettezza che mi appartiene: non ti manca l'amore. E non sei tu il problema. Spesso, quello che manca è solo lo spazio per respirare e gli strumenti giusti per guardare ciò che già c’è.

La felicità è un muscolo che si allena

Nei miei ebook scrivo spesso che "educare è lavorare per la felicità di tutti". Ma questo lavoro, che è il più importante del mondo, non ha una busta paga e nessuno ci insegna come farlo senza esaurire le energie.

Spesso ci concentriamo solo su quello che non va: il capriccio, l'errore, la nostra stanchezza. Ma il mio approccio — che unisce il metodo Montessori al Coaching Umanistico e Spirituale — punta a ribaltare questa visione. La felicità si allena partendo da quello che funziona, dai tuoi punti di forza e da quelli del tuo bambino.

Difficoltà concrete, risposte quotidiane

I Martedì Lab nascono proprio per rispondere a quei momenti in cui la teoria dei libri sembra lontanissima dalla realtà del tuo salotto. In studio a Gardone Val Trompia lavoreremo su situazioni che vivi ogni giorno:

  • "Mio figlio non mi ascolta mai": Impareremo la potenza dell'osservazione Montessori. Spesso il comportamento del bambino è un messaggio. Impareremo a leggere quel messaggio per rispondere al bisogno reale, invece di reagire solo al rumore.
  • "Mi sento in colpa perché perdo la calma": Lavoreremo sull'ambiente interiore. Non serve essere perfette, serve essere presenti. Ti insegnerò come la cura di te stessa e del tuo equilibrio sia il primo regalo che fai ai tuoi figli.
  • "Non so più chi sono oltre al mio ruolo di mamma": Attraverso le domande del coaching spirituale, andremo a ritrovare il tuo "perché". Quale impronta vuoi lasciare? Chi sei veramente?

Perché partecipare a questi laboratori?

Non saranno lezioni frontali dove io parlo e tu prendi appunti. Sarà un laboratorio vero.

Concretezza: Dopo ogni incontro riceverai una scheda di lavoro pratica, una pagina semplice per allenare nella tua quotidianità quello che abbiamo visto insieme.

Senza recite: Qui non serve apparire. È uno spazio dove puoi posare il peso del perfezionismo e sentirti accolta, capendo che "nessuno educa da solo".

La forza della scelta: Anche quando le cose vanno "male male", hai il potere di decidere come interpretare quello che accade. I laboratori ti servono a ritrovare questa lucidità.

Ti aspetto per fare il primo passo

I posti sono pochi perché voglio poterti guardare negli occhi e accompagnarti davvero. Le iscrizioni per i laboratori che inizieranno il 10 marzo chiudono sabato 7 marzo. Il webinar dedicato alla presentazione dei Martedi Lab sarà lunedì sera 2 marzo alle ore 20,30. 

Non è un manuale di regole rigide, è un viaggio trasformativo che inizia da te. Perché, come dico sempre, i nostri figli imparano la felicità semplicemente guardandoci vivere mentre la scegliamo.

Scegli di esserci. Ti aspetto in studio.

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24/01/2026

Separazione e senso di colpa: perché non è un fallimento ma un nuovo inizio

24/01/2026

Separazione e senso di colpa: perché non è un fallimento ma un nuovo inizio

Separazione e senso di colpa: perché non è un fallimento ma un nuovo inizio

Come passare dal senso di colpa al ricordo di te, un passo alla volta (per mamme separate)

Ti capita mai di sentirti come un’equilibrista su un filo sottile, sospesa nel vuoto senza rete di protezione?

Cammini cercando di tenere tutto insieme:
i figli,
il lavoro,
la casa che improvvisamente sembra troppo grande o troppo vuota,
i conti che devono tornare.

E mentre fai attenzione a non cadere, una voce dentro di te continua a ripetere:

“Hai fallito.
Hai rotto la famiglia.
È colpa tua.”

Se stai leggendo queste righe, so che conosci bene quella voce.
È una nebbia silenziosa che accompagna molte donne dopo una separazione.
Soprattutto le madri.

La società ci chiama famiglie monoparentali.
Le statistiche dicono che siamo sempre di più e che corriamo il doppio degli altri.

Ma dietro i numeri c’è altro:
c’è il cuore che trema,
c’è la paura del giudizio dei figli,
c’è la fatica fisica ed emotiva di dover essere madre e padre insieme.

Separazione e senso di colpa: perché quello che provi è normale

Voglio dirti una cosa con chiarezza, senza girarci intorno:

quello che stai vivendo non è una debolezza.

La psicologia lo spiega bene:
la separazione non è solo un atto burocratico, è un vero e proprio lutto.

È la perdita di un progetto di vita.
È il crollo di un “noi” che avevi immaginato stabile.
E come ogni lutto, ha bisogno di tempo per essere attraversato.

Il problema non è la separazione in sé.
Il problema nasce quando restiamo bloccate nel senso di colpa o nella resistenza, cercando di rimediare a tutti i costi.

Quando il senso di colpa diventa una trappola

Molte mamme separate cercano inconsapevolmente di “farsi perdonare”.

Come?
Diventando madri perfette.
Correndo di più.
Riempendo ogni vuoto.
Sacrificandosi ancora.

Ma questo meccanismo ha un prezzo altissimo.

Il risultato, spesso, è il burnout:
stanchezza cronica,
assenza di gioia,
sensazione di svuotamento.

Ci raccontiamo che lo facciamo per il bene dei figli.
Ma la verità è più scomoda:

nessun bambino può stare bene se la sua mamma è spenta.

Separazione non è fallimento: lo sguardo Montessori sugli errori

E se la separazione non fosse un errore da cancellare,
ma un dato di realtà da cui ripartire?

Nel mio lavoro di Family Coach Montessori, applico il Metodo Montessori anche agli adulti.
Maria Montessori ci ha lasciato un insegnamento potentissimo:

L’errore non è un fallimento morale.
È un alleato.

Lei lo chiamava “Il Signor Errore”.
Un amico che ci indica che quella strada non funzionava più e che è tempo di calibrarne una nuova.

Non si tratta di colpevolizzarsi.
Si tratta di assumersi una responsabilità creativa.

Ricominciare dopo una separazione: dall’ordine esterno a quello interno

Immagina di poter organizzare la tua casa e la tua vita non per sopravvivere,
ma per sostenerti davvero.

Un ambiente che alleggerisce invece di appesantire.
Un ordine esterno che aiuta a fare ordine dentro.

Questo è uno dei pilastri del Metodo Montessori:
l’ambiente non è neutro, educa.

Vale per i bambini.
E vale anche per noi adulti.

La felicità non è fortuna: è una competenza

Qui voglio essere molto chiara.

La felicità non è qualcosa che capita ad alcune e ad altre no.
Non è una dote innata.
Non è un premio per chi ha fatto tutto “bene”.

La felicità è una competenza.
Un muscolo che si può allenare.

Anche — e soprattutto — quando la vita cambia forma.

Non devi inventarti una nuova versione di te.
Devi solo ricordarti chi sei, togliendo la polvere della stanchezza e della paura.

Una guida pratica per mamme che ricominciano

Se stai vivendo una separazione e senti addosso un senso di colpa che non ti lascia tregua, sappi questo:
non sei sola.

Per aiutarti a fare il primo passo fuori dalla nebbia, ho scritto una guida pratica e concreta, pensata proprio per mamme che stanno ricominciando.

Si intitola:

“Equilibriste Felici – Guida di sopravvivenza per mamme che ricominciano”

Dentro troverai strumenti utilizzabili subito, non teoria astratta:

Come usare l’Osservazione Silenziosa per spegnere i sensi di colpa.

Come organizzare la casa “alla Montessori” per dimezzare la fatica quotidiana.

Una bussola pratica sui diritti economici, perché anche la sicurezza materiale fa parte della serenità.

Un invito personale

Non voglio che questa guida sia solo un altro file dimenticato sul computer.
Voglio che sia l’inizio di un dialogo.

Per questo ho scelto di non mettere un link automatico.

�� Scrivimi su WhatsApp al 338 717 9684
Scrivimi semplicemente:
“Ciao Santina, vorrei la guida Equilibriste”

Te la invierò personalmente e, se vorrai, sarò felice di sapere cosa ti ha smosso.

Non aspettare di sentirti pronta o perfetta.
Il momento giusto per ricominciare è adesso.

Ti aspetto,
Santina ��

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25/11/2025

“Essere Normali: quando il corpo parla, e cosa ci sta davvero dicendo”

25/11/2025

“Essere Normali: quando il corpo parla, e cosa ci sta davvero dicendo”

“Essere Normali: quando il corpo parla, e cosa ci sta davvero dicendo”

Ci sono giorni in cui il corpo sembra avere più voce di noi.
Una tensione che non passa, un mal di testa che torna, una stanchezza che non capiamo… e dentro un pensiero silenzioso: “Ma è normale sentirmi così?”

È una domanda che ricevo spesso, soprattutto dalle donne con cui lavoro ogni giorno.
E la verità è che “normale” non significa universale. Non significa uguale per tutte.
Siamo parte della stessa specie, sì… ma ognuna di noi vive il corpo con una storia diversa, con emozioni diverse, con un modo tutto suo di tenere e lasciare andare.

Per questo ho chiesto a Elena — che da anni ascolta i corpi delle persone prima ancora delle loro parole — di raccontare che cosa significa davvero essere “normali” e perché i sintomi che ci disturbano non sono mai solo sintomi.

Il suo articolo è una immersione nel corpo che parla, nella sua intelligenza, e in quella parte di noi che spesso ignoriamo finché non inizia a bussare più forte.

Qui sotto trovi le sue parole.
Leggile con calma, come se stessi ascoltando una parte di te che forse hai trascurato.

Siamo tutti parte della stessa specie e, come tali, condividiamo una struttura fisica, organica e fisiologica incredibilmente simile. Il nostro scheletro, composto da 206 ossa, ne è l'esempio lampante: le ossa del cranio, della colonna vertebrale, delle costole, delle braccia e delle gambe sono tutte disposte nello stesso modo e svolgono le stesse funzioni fondamentali. Anche le articolazioni, come le ginocchia, i gomiti e le anche, hanno una struttura e una funzione simile in tutti gli individui.

La struttura e la funzione dei nostri organi vitali e dei nostri sistemi fisiologici, come il sistema circolatorio, il sistema respiratorio, il sistema nervoso e il sistema digestivo, funzionano in modo molto simile in tutti gli esseri umani. Il cuore pompa sangue ricco di ossigeno ai tessuti, i polmoni scambiano ossigeno e anidride carbonica, il cervello processa informazioni e coordina le funzioni corporee, e il sistema digestivo scompone il cibo in nutrienti essenziali. Queste funzioni fondamentali sono condivise da tutti gli esseri umani, indipendentemente dalle differenze individuali.

Tuttavia, nonostante questa sorprendente uniformità, ci sono molti fattori che contribuiscono a rendere ogni individuo unico e diverso dagli altri. Le differenze esteriori, come il colore della pelle, la forma degli occhi, la statura e il peso, sono segni evidenti delle nostre peculiarità individuali e diventano caratteristiche importanti per la nostra identità.

Ma è soprattutto l'aspetto emotivo, psicologico e sociale a rendere ogni essere umano profondamente diverso dall'altro. La personalità, il temperamento, l'ambiente in cui cresciamo, le esperienze di vita, le credenze e le convinzioni influenzano il modo in cui percepiamo il mondo, interagiamo con gli altri e affrontiamo le sfide della vita.

Oggi ci chiediamo spesso cosa sia "normale" e cosa no, confrontando il nostro corpo, le nostre idee e i nostri comportamenti con quelli degli altri. Ma il concetto di normalità può essere fuorviante: i corpi umani sono incredibilmente simili eppure diversi tra loro.

I corpi umani sono progettati per funzionare in modo efficiente e adattarsi alle esigenze individuali per questo è fondamentale conoscere e rispettare le proprie inclinazioni naturali, i propri punti di forza e le proprie esigenze per mantenere l'integrità fisiologica e far sì che i processi biochimici dell'organismo continuino a lavorare in maniera sana ed equilibrata.

Quando siamo in sintonia con le nostre attitudini e i nostri valori, il corpo risponde con maggiore equilibrio, riducendo lo stress e favorendo il benessere generale.

Accettare e rispettare le differenze individuali, e restare fedeli a ciò che ci rende unici, è la chiave per mantenere un equilibrio salutare e felice.

Ma cosa accade quando ignoriamo questa verità interiore?

Il corpo spesso ci manda segnali d'allarme.

Prendi il mal di testa, ad esempio: un sintomo molto comune che può essere il riflesso di un disagio più profondo.

Il mal di testa è un disturbo comune e generalmente non grave, che può però creare notevoli disagi nella vita quotidiana.

L’emicrania si è classificata al 3° posto tra le cause di disabilità in uomini e donne con meno di 50 anni.

Se si considerano tutti i tipi, i sottotipi e le varianti meno frequenti, la medicina tradizionale arriva a contare oltre 150 forme di cefalea (mal di testa) che si differenziano per cause e fattori scatenanti, tipo di dolore e sintomi di contorno, modalità di insorgenza, zona o zone del capo in cui si localizza, durata e frequenza degli attacchi.

Di fronte ad alcuni tipi di mal di testa è importante rivolgersi al medico di famiglia per avere indicazioni corrette su come affrontarli in modo sicuro ed efficace.

Che si tratti di cefalea a grappolo oppure tensiva, che il dolore arrivi in sede frontale oppure occipitale, che sia psicogeno, a predisposizione genetica o di matrice ormonale, il mal di testa esprime sempre anche qualcosa di esistenziale e di importante.

Rivela la presenza di un vissuto interiore cui la persona non dà spazio, perché non può, non riesce o non sa che esiste. Un vissuto costituito da un qualcosa di importante che chiede di essere risolto o da una carica che ha assoluto bisogno di essere espressa ma non ci riesce. O che ci riesce male, come quando invece di parlare ed esprimerti liberamente mugugni e non sbotti oppure sbotti con le persone o le parole “sbagliate”.

Anche la scienza ha confermato che il corpo è sede della mente e che i sintomi fisici sono campanelli che richiamano l’attenzione sulle nostre emozioni.

Potremmo quindi dire che ciascun segnale del corpo è di origine psico-emotiva.

Riconoscere e rispettare le nostre unicità, ascoltare i segnali che il corpo ci manda e esprimere i nostri pensieri e sentimenti sono passaggi fondamentali per mantenere un equilibrio salutare e felice sia nel corpo che nella mente che nelle relazioni.

Se quello che hai letto ti ha risuonato anche solo un po’, sappi che il tuo corpo non ti sta “disturbando”: ti sta guidando.
E imparare ad ascoltarlo è un vero atto d’amore verso te stessa.

Ogni venerdì io ed Elena portiamo avanti questo lavoro con serietà, cura e tanta esperienza: aiutiamo le persone a leggere i segnali del corpo, a riconoscere le emozioni che li muovono e a ritrovare un equilibrio che sia davvero loro.

Qui sul mio sito trovi tutti gli approfondimenti già pubblicati e quelli che usciranno nelle prossime settimane, tutti i venerdì sui nostri social.

E se senti che è il momento di un passo in più, puoi scriverci direttamente su WhatsApp: insieme possiamo capire da dove partire, con rispetto dei tuoi tempi e delle tue necessità.

La felicità s’impara facendola, non parlandone.
Santina Bossini – Elena Cherubini

 

 

 

 

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